Arcangelo Corelli e il jazz sembrano appartenere a mondi lontanissimi: da una parte il rigore e l’eleganza del Barocco, dall’altra la libertà creativa dell’improvvisazione. Eppure, quando la scrittura perfetta dell’Opera V di Corelli incontra il linguaggio del jazz, nasce un dialogo sorprendente e coinvolgente. Le strutture ritmiche, le variazioni e la vocazione improvvisativa della musica barocca trovano infatti nel jazz un naturale terreno d’incontro. Come il jazz, anche la pratica musicale del Seicento e Settecento non si esauriva nel testo scritto, ma viveva nella fantasia e nell’invenzione dell’interprete.
Da questa affinità nasce “Barock’n Jazz”, il progetto di UmbriaEnsemble per archi e pianoforte jazz: un viaggio musicale tra epoche e stili, dove classico e contemporaneo si fondono
in nuove armonie, dimostrando come la musica sappia superare ogni confine e reinventarsi continuamente attraverso la creatività umana.
Chiesa di San Rocco
Posta al limitare del paese, verso la strada che conduceva al guado della “Maina”, l’edificio, dalla facciata a capanna introdotto dall’ampio portico tripartito, è uno scrigno d’arte settecentesca. Un ricco altare ligneo conserva la tela di Giuseppe Buzzi con San Nicolò e i Santi Vito e Maurizio, mentre nell’altare ligneo di fronte, è collocata una pala tarda con i Santi Floriano e Lorenzo.
L’altar maggiore “a trittico” presenta una pala centrale di Secante
Secanti raffigurante la Vergine col bambino attorniata dai Santi Daniele, Rocco, Sebastiano e Lorenzo. Nelle laterali le fastose cornici comuzziane incorniciano l’Ultima Cena e il Cristo che consegna la croce ai protomartiri aquileiesi Ermacora e Fortunato.
Fotografia di Ulderica Da Pozzo